Mettere in rete tecnologie utili per la popolazione anziana e con un ambizioso progetto europeo. E’ proseguito, nonostante il covid-19, il lavoro di Pharaon, il progetto che vede tra i partner la rete Umana Persone, di cui la nostra cooperativa fa parte, e che coinvolge 12 paesi europei e 41 enti di varia tipologia. Toscana e Puglia sono tra i sei siti pilota del progetto. Pharaon è finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito di Horizon 2020 ed è coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Per capire i primi passi del percorso quadriennale iniziato a dicembre 2019 abbiamo rivolto alcune domande a Lara Toccafondi, project manager di Umana Persone per l’area toscana.

Partiamo dall’obiettivo.

Pharaon non è un progetto di ricerca e ha infatti il compito di individuare le esperienze e i progetti significativi per i nostri scopi per integrarli e metterli a sistema. L’obiettivo è creare delle piattaforme integrate che possano gestire più dispositivi contemporaneamente, con l’idea base di favorire un invecchiamento sano e attivo della popolazione e di conseguenza migliorare la vita e abbassare i costi del sistema sanitario.

Quali sono state le prime mosse in Toscana?

Stiamo lavorando ad un pacchetto di proposte che definisca bene scenario e requisiti degli utenti che utilizzeranno le piattaforme che verranno create.

Nella prima fase ci siamo chiesti cosa potevamo fare dal punto di vista della socializzazione e del supporto al care giver per il sostegno alle fragilità. Da questa riflessione è emersa una bozza di scenario che si pone l’obiettivo di realizzare una sorta di smart tv da utilizzare per le video chiamate. Un contenitore in cui inserire attività di interesse per la socializzazione dell’anziano, ma anche a cui collegare dispositivi per la geolocalizzazione o braccialetti per monitorare l’attività fisica. Tutti strumenti utili a tenere sotto controllo il benessere della persona.

Per condividere con gli stakeholder la lettura dei bisogni e le aspettative, avevamo progettato degli workshop che poi non sono stati realizzabili a causa della pandemia. Non ci siamo però fermati e abbiamo realizzato interviste tramite video chiamate. Stiamo ora concludendo questo passaggio.

Quante persone sono state coinvolte in questa prima fase?

Per il momento abbiamo coinvolto dodici anziani, dodici familiari, nove operatori e tre committenti dei servizi pubblici.

E il prossimo passo?

Il progetto vede poi una fase di creazione tecnologica, demandata ai partner esperti del settore e una di realizzazione. In quella saremo chiamati a mettere in piedi praticamente i servizi pensati e sarà necessario il coinvolgimento delle cooperative che lavorano con gli anziani. Vorremmo realizzare qualcosa che sia un punto di riferimento per gli anziani e i loro familiari. Una piattaforma in cui i familiari possano ricevere informazioni in tempo reale se non vivono insieme ai propri cari. Un luogo che possa fornire anche sostegno psicologico.

Dal punto di vista della tecnologia e della robotica applicata a questa fascia della popolazione a che punto è l’Italia in confronto agli altri Paesi coinvolti?

C’è da lavorare ancora molto in questo senso ma non siamo i soli. E’ più giusto, però, parlare di esperienze all’avanguardia più che di Paesi. Ci sono ad esempio esperienze in Olanda e Portogallo molto innovative ed avanzate in cui questo progetto va ad innestarsi. Noi siamo alle prime armi in questo senso e dobbiamo lavorare anche dal punto di vista organizzativo. Abbiamo però una carta vincente, che è la diffusione territoriale e il fatto che realizziamo servizi che coinvolgono tante persone. Su questo ci puntiamo tanto.

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