Sulle demenze e sull’alzheimer il ruolo della cura non farmacologica, ovvero le attività, i progetti, i laboratori, hanno un forte peso. Ma come possiamo valutare se e quanto le attività e i progetti laboratoriali hanno un impatto positivo sulle persone? Per capire questo aspetto il circolo La Casa della Memoria ha aperto la porta alla ricerca universitaria: tre tesiste hanno infatti analizzato questo rapporto osservando ospiti e operatori all’opera.

Il risultato dei tre lavori è stato presentato a Montelupo Fiorentino in occasione di un simposio pubblico organizzato dalla cooperativa Minerva, dal Comune e dall’Università di Firenze al quale hanno partecipato, oltre alle studiose e il docente che le ha seguite, il prof Stefano Taddei e alle operatrici della cooperativa, anche il sindaco Paolo Masetti e l’assessore al sociale Stefania Fontanelli.

Valeria Romeo ha presentato la tesi dal titolo”Gli effetti dell’attività musicale sulla malattia di alzheimer”. La tesista ha osservato le sedute di musicoterapia della Casa della Memoria e descritto i comportamenti degli utenti: 16 persone dai 62 ai 95 anni. Il comportamento è stato analizzato seguendo 17 categorie e compilando un diario di osservazione per le caratteristiche salienti.

La tesi si è occupata di analizzare quale tipo di beneficio gli utenti hanno ricavato dall’attività ed è emerso che utilizzo attività musicali porta benefici a ai pazienti affetti da demenza o alzheimer ad un livello moderato. Le persone che si classificano invece come ‘gravi’ hanno riportato benefici inferiori ma comunque significativi.

Il lavoro di Giulia De Rienzo dal titolo “Fare attività con persone con demenza: significati e prospettive” è partito dal significato stesso di attività e ha studiato il contesto e le interazioni nel gruppo. Sono stati videoregistrati tre incontri, trascritti e divisi in interazioni classificandole in significative, neutre e non significative.

Le interazioni significative sono quelle che hanno consentito agli ospiti di riportare alla mente qualcosa di conosciuto, che in precedenza si conosceva ma che poi è stato dimenticato. Il lavoro si è svolto con 16-17 persone. Anche in questo caso è emersa l’utilità della musicoterapia in molte delle interazioni studiate.

Caterina Menicocci con “Laboratori di attivita’ culturalmente situate: uno studio esplorativo” ha invece lavorato con sei soggetti con un’età media di 77 anni e osservato gli utenti durante un laboratorio di panificazione e di cucina. Gli ospiti dovevano infatti riconoscere quali farine erano state utilizzate per ricostruire alcune ricette di piatti tipici locali. Gli ospiti lavoravano con materiali esposti in vassoi e dovevano riconoscere di quale elemento si trattava: caffè, farina, cacao, origano, ecc. La ricercatrice ha osservato così l’interazione tra i soggetti, classificandole anche in questo caso tra significative, non significative e neutre e analizzare i differenti aspetti dei comportamenti emersi.

I tre lavori hanno messo in luce l’importanza della ricerca sociale nell’ottica di migliorare gli interventi socio assistenziali che vengono realizzati con persone con demenza o alzheimer.


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